lunedì 21 ottobre 2019
20.01.2012 - Donatella Lauria

Costa Concordia, Roberto Bosio: "è stata la più brutta esperienza della mia vita"

Battezzato l'eroe della Concordia, Roberto Bosio racconta quello che è realmente accaduto venerdì 13, diventando il capitano della salvezza. Bosio è stato l’ultimo a scendere dalla Concordia, ha messo in salvo i passeggeri e coordinato l’evacuazione.

Lo sguardo tenebroso e allo stesso tempo adolescenziale,  la somiglianza con l'attore Sylvester Stallone che fin da ragazzo gli amici gli hanno sempre attribuita, un’educazione rara e preziosa, ereditata dalla mamma Francesca, dal carattere sempre solare e disponibile.

Per caso, o meglio per un drammatico gioco del destino, Roberto Bosio da "semplice" capitano delle navi Costa è diventato il capitano della salvezza. La medaglia “dritta” del comandante Schettino, il lato bello della Costa Crociere in un periodo in cui la compagnia si sta giocando l’immagine in tutto il mondo.

Adesso è davvero lui l'eroe della Costa Concordia.

In sordina, dopo tre giorni trascorsi ad aiutare gli inquirenti a far luce su quello che  è accaduto davvero la sera di venerdì 13, è uscito di colpo alla ribalta della cronaca. Un eroe, il capitano della salvezza. Roberto Bosio, il ventimigliese Roberto Bosio.

Era sulla Concordia in borghese, stava tornando da un’altra crociera sulla Serena, dopo sei mesi di navigazione e non vedeva l'ora di arrivare a Savona per tornare a casa a Ventimiglia. “E’ stata la più brutta esperienza della mia vita, - ha detto al telefono - una tragedia, un segno profondo, un dolore che mi porterò sempre dietro. Siamo riusciti a evitare che finisse anche peggio. Perchè poteva finire peggio. Il dovere di un capitano di mare. Anzi no:è stato il dovere di un uomo normale. Non sono un eroe. Ho fatto il mio dovere. Io e gli altri con me. Ci siamo guardati negli occhi, e non abbiamo perso tempo. Papà Romano avrebbe capito subito cosa si doveva fare. Era un uomo di mare, ma tutti avrebbero capito”.

E parlando di sè dice: “Sono ancora della generazione del "per favore, buongiorno e buonasera". Sono della generazione dell’arrivederci e del grazie, del rispetto agli anziani, del chiedere permesso, di salutare con un sorriso, di amare le persone per quello che sono non per quello che hanno o mi danno”.

E quello che è lo ha dimostrato l'ormai storica sera di venerdì 13.


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