martedì 22 ottobre 2019
17.02.2012 - Redazione

Dall' arresto di Capurro e De Felice alle regole per gli inventari della tutela

Ha messo a rumore il mondo giudiziario della provincia di Imperia. Il filone di indagine che parte dai guai del giudice Boccalatte arriva ad una dimensione per certi versi attesa o ineluttabile, l'arresto del cancelliere Capurro e dell'avvocato De Felice. I margini della vicenda sono piuttosto noti e toccherà ai giudici di Torino operare sulla vicenda. Quindi massima indipendenza rispetto alle posizioni degli accusati. Il nucleo di indagine parte  dalla considerazione delle manovre attorno ai beni di una tutelata, Teresa Carazzai. Una signora ancora piuttosto giovane, colta per vari motivi da una condizione di follia che l'aveva portata ad un profondo rancore verso i vicini ed amici. Un vicino era stato accoltellato, per fortuna in modo non gravissimo, nel 1999. La signora vive ora in un luogo protetto ed è padrona almeno delle sue facoltà di gestione. Purtroppo questa condizione non è stata in primo momento riconosciuta e così, come pare, sono state avviate le operazioni finanziarie sui suoi beni o l'appropriazione indebita di oggetti d'arte di sua appartenenza. Si tratta di opere, leggendo le cronache, riconducibili a produzione piemontese accademica, dunque del valore anche di qualche centinaio di euro, considerando il mercato asfittico di questi ultimi anni.

Il metodo piuttosto è anomalo. Il tutelato è una persona che non può pienamente disporre dei propri beni. In altri casi l'intervento del tribunale riguarda chi è mancato senza eredi. Sono circostanza in cui un avvocato serio prende in considerazioni tutte le opzioni per consentire al tutelato di vivere dignitosamente, gestendo i beni. Nel caso di un defunto, i beni potrebbero passare anche allo Stato, se non si trovano gli eredi, fino al sesto grado di parentela. In ogni caso le operazioni di inventario si svolgono con la massima cautela: c'è il cancelliere che identifica ogni oggetto, scrivendo a mano. Il perito del tribunale lo stima o si riserva la stima per una successiva sessione, previa indagine personale. Si considera ogni oggetto e la sua posizione. Quindi anche, tanto per fare un caso, il portarotolo della carta da cucina, che avrà dunque valore pari allo zero. Non sfuggono terrazzi, cantine, auto e quant'altro. Ogni cosa rimarrà al suo posto e verrà  disposto il suo uso da parte dell'avvocato di concerto con le possibilità di raziocinio del tutelato. E non mancano i testimoni. Ogni foglio del verbale viene firmato e sicuramente i costi dell'operazione non arrivano ad essere neanche vicini a quelli che gli organi di stampa hanno riportato nel caso degli arrestati.

Sui beni di Teresa Carazzai - 16 milioni di euro e una villa - si sarebbe scatenata una vera e propria “caccia” all’affare. La donna era stata dichiarata incapace di intendere e volere dal giudice Boccalatte dopo che aveva tentato di uccidere a coltellate un vicino di casa, nell’ottobre 1999. La tutela venne poi affidata dallo stesso Boccalatte a De Felice, nonostante una consulenza tecnica d’ufficio ne avesse attestato la capacità di gestire il proprio patrimonio. E quando la donna cercò di rientrare “in gioco”, scrivendo al direttore della banca che custodiva il suo denaro, De Felice chiese e ottenne dal giudice Cannoletta di intervenire. Fu sempre quest’ultima, ancora sui richiesta di De Felice, a nominare Capurro custode dell’attico della Carazzai, consentendo al cancelliere di ottenere il compenso di 116 mila euro. Mentre fu Boccalatte a liquidare a De Felice la parcella da 136 mila euro. A bloccare la presunta “combine” fu il giudice Scialabba, che prima revocò il provvedimento di Boccalatte, quindi l’incarico a Capurro, ritenendolo anomalo: «La custodia dei beni - scrisse Scialabba - è compito del tutore».

Anomalie che per anni, secondo la procura di Torino, sarebbero passate inosservate, anche nel momento in cui vi furono segnalazioni. La stessa Carazzai, quando provò a riprendere in mano la gestione del proprio patrimonio, scrivendo sia all’allora procuratore Gagliano (che aveva il compito di “vistare” le liquidazioni dei compensi delle tutele), che al giudice Cannoletta, rimase senza risposta. Una, per i pm torinesi, gliela diedero De Felice e Capurro: «Lei al momento non ha diritti, è interdetta».

 


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