giovedì 19 ottobre 2017
14.12.2015 - Donatella Lauria

L'artista del Papa, il ventimigliese Franco Mancuso: "il mio presepe per Papa Francesco"

Un presepe che ha per protagonisti i migranti e gli umili. Questo ha colpito papa Francesco che ha voluto l'opera del ventimigliese Mancuso in Vaticano e la collocherà nell'appartamento di Santa Marta.

Una natività dal sapore "ventimigliese" per Papa Francesco: è quella nata dall'arte e dalla fantasia di Franco Mancuso, da anni residente a Varese, che  ha consegnato l'altra mattina il suo presepe di persona al pontefice  durante una delle consuete udienze del mercoledì.

Franco Mancuso è nato a Ventimiglia 72 anni fa e nella città di confine, dove ha la sorella e la nipote, la giornalista Donatella Lauria.

E' stato un noto e stimato antiquario per decenni a Varese e da qualche anno dipinge e crea sculture, grazie ad un estro che lo ha sempre contraddistinto.

L'opera che ha varcato le porte di San Pietro è caratterizzata da diciassette pezzi in terracotta policroma, usciti dalle Fornaci di Cunardo dei fratelli Robustelli, un punto di riferimento per gli artisti che vogliono lavorare con questo materiale particolarmente espressivo. E come mai il Papa ne è rimasto colpito?

«Al Papa il mio lavoro è piaciuto – spiega Mancuso – perché racconta la triste realtà di oggi. Parlo dei migranti, un argomento che il pontefice ha molto a cuore».
Il presepe di Mancuso è diviso in tre scene: Annunciazione, Natività e Fuga in Egitto. Le statuine hanno le dimensioni dei classici presepi napoletani ma sembrano fatte di nebbia, le forme umane si indovinano, e insieme non lasciano spazio a dubbi: Gesù Bambino, la Madonna e San Giuseppe sono circondati da un’umanità disperata, ultima, dimenticata dalla società e sono  in viaggio verso una dimora sicura in cui vivere.
«Ho rappresentato quello che ci circonda– spiega Mancuso – l’Annunciazione, ad esempio, non è avvenuta sotto le cupole dorate dipinte dai grandi artisti del passato. Maria ha appreso di essere la madre di Dio in mezzo alla povera gente, ai disperati».
Non solo: nella Fuga in Egitto Mancuso ha inserito una carretta del mare. «Una barca piena di migranti, e anche una famiglia distrutta dal dolore, con la madre che sorregge in grembo uno dei suoi figli, morto nel viaggio».
È proprio questo ad aver convinto prima il Prefetto della Casa Pontificia e poi lo stesso Pontefice, spiega Mancuso: l’aver rappresentato la Sacra Famiglia per quello che è stata davvero.

 

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