domenica 22 settembre 2019
06.04.2012 - Redazione

"Il tempo di cominciare, il cambiamento è ora"

Pasquale Indulgenza sulla questione Porto di Imperia

il Comune di Imperia

Ponenteoggi riceve e pubblica questa nota di Pasquale Indulgenza, capogruppo PRC al Comune di Imperia

Non siamo mica nati ieri!
Non si venga a dirci, per favore, che il proseguimento del mandato amministrativo è per un interesse 'superiore' a quello rappresentato dalle parti politiche di opposizione che chiedono che dopo il 12 si chiuda con questa esperienza. Non ce lo meritiamo, francamente. A parte il fatto che ogni espressione di volontà, nel confronto pubblico, deve riconoscersi - se non proviene da supponenza o autoreferenzialità - quale frutto di un punto di vista parziale, questa soluzione, anche per la sua dichiarata 'missione a termine' (la fine dell'anno), risulta di fatto assimilabile, nella situazione data, ad una sorta di campagna elettorale anticipata!
Il fatto che una lotta per l'egemonia nel campo di Destra possa essere confusa con una 'cavalcata' al di sopra delle parti, sinceramente, suona estremamente beffardo, per le forze che hanno costruito, in questi anni durissimi, una opposizione di trincea a quanto veniva pervicacemente imposto senza ascoltare, fino a qualche mese fa, altra voce che quella della propria arroganza.

Non ci facciamo fuorviare, in tempi in cui antipolitica e tecnocrazia sovrabbondano, da simili formule e alchimie: una sommatoria di interessi particolari e di pratiche amministrative specifiche, per quanto urgenti, non fanno l'interesse generale, che deve invece poter verificare la propria legittima pretesa in una sede di confronto democratico ben diversamente saldo e chiaro di quello che rovinosamente si è determinato a livello locale.

Chi ha avuto la guida del governo locale, dunque, faccia piuttosto i conti interamente con la propria quota di responsabilità, che pesa all'interno di una logica sistemica di potere che ha prodotto, per decenni, solo danni, e contribuisca davvero, se davvero intende corrispondere con dignità al drammatico significato storico del momento che sta vivendo Imperia (e l'intera provincia), a 'denudare' un ordine delle cose locali appoggiato e sostenuto fino ad oggi, nella stessa base sociale, ahinoi, anche con massiccie dosi di opportunismo, servilismo e ignavia.

Le azioni di messa in sicurezza dell'Ente riguardo alla vicenda porto turistico e la rivendicazione di quanto il nostro Comune si è visto sottratto indebitamente sono atti dovuti e rientrano tra le cose che vanno fatte in ogni caso. Per questo stiamo dicendo da settimane e settimane di utilizzare ogni giorno e ogni ora a tal fine e poi fare basta. Ma l'operazione "giunta tecnica" vuole andare oltre, come esplicitamente si afferma da parte dei suoi promotori. Allora, parliamoci chiaro: essa non ha nè un carattere di novità nè alcunchè di condivisibile sul piano degli indirizzi.
C'è, in tutta evidenza, una continuità indelebile e insopprimibile con strutture, ambienti e culture di potere che continuano ad esercitare la loro influenza, seppur segnata dalle oscillazioni che si stanno verificando nel centrodestra. Altro che 'rottura' col passato. E non sfuggono di certo i motivi di condivisione pubblicamente sottolineati da esponenti pidiellini, democristiani e liberali insieme, come i fratelli Adolfo, una autorevole 'presenza' rappresentativa dell'orientamento confindustriale, una riemersione del protagonismo di marca A.N.

Il fatto è che la realtà delle cose si sta dimostrando sì vasta, complessa e terribile, da esigere che si mettano in discussione radicalmente tutte i potentati locali e le influenze tradizionali. La cosa può fare paura a più d'uno, ma è cosi.
Insieme all'inchiesta sul porto turistico, quella emergente sull'edilizia privata dice in modo chiarissimo, già nell'iniziativa che l'annuncia (secondo noi, tardivamente), come gli interessi privati coltivati in questo settore - piccoli, medi e grandi, per decenni - siano stati capaci in moltissime occasioni di prevalere in modo diretto e indiretto sulla capacità dei pubblici poteri di tutelare l'interesse della collettività, con la conseguenza di una cementificazione del territorio e un continuo arricchimento per pochi. Ma - siamo onesti - questo non lo si diceva, forse, nei conciliaboli di strada? Verrebbe voglia di citare il (da noi) compianto Pasolini che parlava delle responsabilità nelle 'stragi di Stato': "Io so, ma non ho le prove".


Va fatto finalmente un discorso di verità: per come è stata ridotta dai suoi governanti e dai suoi padroni, Imperia dovrà affrontare una vera e propria 'traversata nel deserto', una rigenerazione del proprio tessuto civile che per tutti costituirà un impegno di anni. E non sarà di certo l'Imperia della rendita e degli affari sulle seconde case, del notabilato e dei poteri forti che si renderà disponibile a tale sforzo, (anzi!) ma una Imperia che ora sta nascendo da una presa di coscienza collettiva dei diritti che le sono stati offuscati e dei bisogni che le sono stati sacrificati.
Sarà di certo un cammino irto di ostacoli, gravido di rischi e pieno di incognite. Ma è l'unico cammino, per come la vediamo noi, che può rompere davvero il 'sistema di potere' e aprire ad una vera alternativa, capace di incidere nella struttura economica e sui rapporti sociali disegnando così una nuova prospettiva di sviluppo e di crescita.


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