mercoledì 20 novembre 2019
01.10.2012 - REDAZIONE

Provincia di Imperia: all'orizzonte l'accorpamento con Savona?

In Provincia sperano di no. Ecco la documentazione con cui oggi si cercherà di far valere le ragioni di una propria autonomia rispetto a quella di Savona, presentandosi davanti al Consiglio delle Autonomie Locali.

L’ipotesi ventilata di un eventuale accorpamento tra la Provincia di Imperia e quella di Savona ha trovato e trova la netta contrarietà delle comunità locali non solo per i profili di grave illegittimità costituzionale riscontrati in tutta la procedura, ma anche per la contraddittorietà dei criteri che presiedono alla formazione delle nuove Province, nonché per la lesione del patrimonio storico, culturale, territoriale e istituzionale dell’Ente Provincia come tale. Si aggiungono obbiettivi elementi legati alle caratteristiche geografiche e al posizionamento strategico delle comunità locali con particolare riferimento alla questione, del tutto trascurata, delle cosiddette “Province di confine”. 

Un disegno complessivo di riordino così mal posto ed irragionevolmente camuffato per una mera risistemazione di carattere amministrativo, finisce con il sacrificare proprio quello che vorrebbe riordinare ed efficientare, e, cioè i servizi ai cittadini, la distribuzione sul territorio della pubblica amministrazione e la rappresentanza istituzionale. Il risultato di questa surreale operazione sarebbe quello di realizzare una Regione Liguria composta da una Provincia, quella di La Spezia, rinchiusa in se stessa, non rispondente in alcun modo agli stessi criteri di idoneità delle Province,un territorio della Città Metropolitana di Genova posizionato sostanzialmente a levante e un’unica grande Provincia a ponente il cui capoluogo, salvo diversa intesa, si ritroverebbe ai margini del nuovo perimetro provinciale, con un arretramento pericoloso e quindi con un impoverimento conseguente di tutti i servizi verso l’entroterra, mentre l’intera area a confine con la Francia ne risulterebbe sguarnita ed abbandonata a se stessa. Più precisamente, rimarcata la assoluta contrarietà ed illogicità della norma, si rileva che, allo stato, nessuna delle quattro province liguri ha i parametri stabiliti dal DPCM 20/07/2012. La Provincia di Genova, in virtù della sua “elezione” a Città metropolitana, viene ad essere esonerata per ciò stesso  dai requisiti territoriali, mentre La Spezia, la Provincia con il minor numero di abitanti, minor territorio e minori comuni ricompresi,  viene ad essere, per il fatto di confinare, unica in Italia, solo con Province appartenenti ad altre Regioni ed all’area metropolitana istituenda, “ salvaguardata”.

A fonte di questa situazione, si verrebbe ad avere un “riordino” territoriale ligure costituito a levante da una micro-provincia, unica del genere in Italia, una area metropolitana che ricalca pedissequamente l’attuale territorio della Provincia di Genova, ed a ponente una Provincia che, estendendosi per circa la metà del territorio regionale, comprenderebbe più entità comunali (59%) rispetto alle altre due, di cui una “area metropolitana”.

L’irrazionalità di un tale disegno finisce con il riversare sui cittadini i costi dell’operazione, con un impoverimento complessivo di una delle più belle, significative e rilevanti coste del nostro continente. Pur comprendendo l’eventualità di un riordinamento territoriale è del tutto irragionevole ammettere soluzioni, come quella prospettata, contrarie a qualsiasi criterio logico, funzionale, territoriale, istituzionale, geografico, storico, di sviluppo per le comunità locali. Gli aspetti che attengono alla grave violazione dei percorsi costituzionali sono ben rappresentati nell’allegato documento presentato e depositato in questa seda dalla Provincia di Imperia (all. n. 1) in corso di approvazione da parte dei Consigli comunali. Si tratta di ragioni sostanziali che contestano alla radice la validità dell’operazione governativa, sfociate nelle varie azioni svolte a tutela della qualità costituzionale dell’Ente Provincia e nel ricorso agli organi giurisdizionali con la contestazione e il successivo giudizio richiesto di legittimità costituzionale.

L’avversità delle comunità locali e della Provincia di Imperia in particolare rispetto anche alla tempistica ed alle procedure seguite dal CAL, pone una seria ipoteca circa l’effettiva attuabilità del progetto di riordino riguardante l’accorpamento “tout court” delle Province di Imperia e di Savona.

A conferma della validità e della razionalità della posizione così espressa, la Provincia di Imperia unisce altresì al presente provvedimento quale ulteriore allegato integrante, (all. n. 2) il documento approvato in difesa del posizionamento della Prefettura, fatto proprio dalle comunità locali.

In sintesi: non risulta percorribile una ipotesi di riordino che non tenga conto delle specificità e delle volontà espresse da tutte le comunità locali.

La partecipazione  della stessa Provincia di Imperia, oggi in seno al CAL, esclude qualsiasi adesione al processo di “accorpamento forzato dall’alto” e intende esprimere totale dissenso a qualsiasi ipotesi di accorpamento che si traduca nella cancellazione della Provincia di Imperia, nello spostamento del capoluogo dalla città di Imperia e, cosa che risulterebbe ancora più grave e lesiva, nella cessazione anticipata degli organi di governo legittimamente eletti per la rappresentanza e la gestione istituzionale fino alla scadenza naturale del maggio 2015.

Ogni iniziativa o azione o perfino soluzione legislativa che attentasse alla libera rappresentanza istituzionale della Provincia, pregiudicando direttamente o indirettamente anche attraverso la contrazione illegale delle risorse il regolare funzionamento dell’Ente, provocherebbe un “vulnus” irreparabile nei rapporti istituzionali e nella certezza che cittadini ripongono sulla effettiva rappresentatività e democrazia del sistema ordinamentale vigente.

Altre epoche, purtroppo, hanno fatto registrare situazioni di cancellazione, di riordino di nuovi disegni strategici sul nostro Paese, con le conseguenze ben note, ma non è mai successo che nell’ambito del sistema democratico nato dalla Costituzione repubblicana si sia arrivati a cancellare per legge il libero mandato elettorale espresso dai cittadini, rispondente ai principi della democrazia e della rappresentanza istituzionale.

La riforma attuata con la Legge costituzionale n. 3 del 2001 ha disegnato un assetto costituzionale che il legislatore deve rispettare e che statuisce in particolare con l’art. 114, secondo cui la Provincia è elemento costitutivo equiordinato della Repubblica italiana, dotato di propri organi, legittimamente eletti, di un proprio bilancio di una propria autonomia con capacità di innovazione dell’ordinamento giuridico ed infine di risorse e funzioni proprie e trasferite.

La Provincia di Imperia intende attenersi al profilo costituzionale che le viene riconosciuto ai sensi dell’art. 5 della Costituzione quale comunità locale storicamente e geograficamente esistente, e rigetta ogni ipotesi volta alla sua scomparsa o accorpamento.

Nel corso dei lavori del CAL, invero è stata formulata una fattiva e concreta ipotesi di lavoro di riordino che veda il territorio costiero e relativo entroterra ricompreso da Ventimiglia verso Savona, quale nuova entità costituente una vera provincia del ponente, con comuni denominatori aventi territorio, economia, vocazione, tipologia urbanistica ed ambientale, ambiti ottimali di servizi omogenei.

Le sue concrete prospettive di sviluppo su temi omogenei, ben individuerebbero quella potenzialmente seria ipotesi di riordino, che dall’altro lato consentirebbe alle zone industrialmente ed ambientalmente  connotate da altri fattori di costituire una area centrale metropolitana veramente di peso nel contesto non solo ligure ma dell’intera area settentrionale.

Con siffatta prospettazione, gli Amministratori di Imperia hanno partecipato ai lavori del CAL e , per connaturale senso di responsabilità parteciperanno ai lavori finali, precisando comunque che non intendono avvallare scelte di mero accorpamento tra Imperia e Savona così come una superficiale e distaccata applicazione della norma può individuare. In particolare l’irragionevole velocizzazione della procedura non consente neppure la effettiva consultazione delle comunità locali che non sono messe assolutamente in grado di esprimere compiutamente le proprie decisioni e soprattutto di comprendere e valutare adeguatamente, attraverso un quadro compiuto e coerente di riordino, gli effetti e le conseguenze concrete della soppressione delle Province attuali.

Le comunità locali non sono state minimamente informate sugli effetti della riforma e quindi è velleitario pensare di ipotizzare all’interno del CAL una soluzione finale rappresentativa delle comunità stesse e dei rispettivi territori. La contraddizione emerge in tutta evidenza sol che si consideri che non esiste alcun piano concreto di riordino né per quanto riguarda i servizi, la loro allocazione sul territorio, le ipotesi di decentramento, né, soprattutto per quanto riguarda il personale.

Questo modo di procedere a tappe forzate, nella convinzione errata di dover arrivare ad un pronunciamento finale, in realtà nasconde una situazione caotica e irrazionale che non riflette la volontà delle popolazioni locali, non riflette le caratteristiche del territorio, viola la storia e l’esperienza democratica di oltre 150 anni arrivando a cancellare la realtà e i confini “storici” di una Provincia come quella di Imperia che da un lato presidia il versante francese e dall’altro comprende culturalmente ed anche geograficamente molti comuni della costa di ponente. La carenza di un disegno organico su cui eventualmente attivare le necessarie consultazioni dei comuni e delle province interessate rende sostanzialmente inutile ed improduttivo il rispetto formale di scadenze che anche nei pareri resi da illustri giuristi all’uopo consultati dall’UPI, rivestono carattere del tutto estemporaneo e non vincolante. Si impone conseguentemente un forte ripensamento dell’intera procedura che sostanzialmente dovrà prevedere il coinvolgimento effettivo e fattivo di tutte le comunità locali verso un possibile quadro di riordino territoriale condiviso e realmente rispondente alle caratteristiche autentiche delle nostre popolazioni e del nostro territorio nonché alla distribuzione dei servizi, alla razionalizzazione e tutela delle posizioni di lavoro, all’interesse primario del cittadino nell’ambito della nostra regione.

Sorprende che un disegno così rilevante ed anche così ambizioso che meriterebbe, per essere attuato, tutta la attenzione e la partecipazione possibile, sia scambiato da alcuni per un adempimento meramente burocratico di cui non si è neppure in grado di spiegare le ragioni, e di cui anzi si comprendono e si affermano tutte le irrazionalità, le incongruenze, l’inaffidabilità, arrivando  perfino a dichiararne la non auspicabilità. Tutto questo con la “grigia “ giustificazione che purtroppo non esiste altra soluzione per il CAL e per nostre comunità locali (il che è veramente paradossale per chi vuole legittimamente rappresentare la voce delle Autonomie locali) di doversi uniformare alle direttive del governo centrale.

 

 


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