mercoledì 28 giugno 2017
09.05.2013 - Donatella Lauria

Benessere con la Lilt, le cellule tumorali detestano i cavoli

I cavoli uno degli ortaggi più efficace per contrastare lo sviluppo dei tumori. Il nostro giornalista d'eccezione dottor Claudio Battaglia parla oggi del potere degli ortaggi, in particolare il cavolo, sulle cellule cancerose. Altri consigli su una giusta e corretta alimentazione per prevenire il tumore.

Il cavolo viene coltivato da oltre 6000 anni ed è probabilmente il capostipite di molte altre verdure e la sua coltivazione rappresenta una sorta di simbolo di tranquillità e pace.

Ciò nonostante questo tipo di ortaggio non fa certamente parte degli alimenti che suscitano passione ed entusiasmo tra i consumatori.

Se anche i nostri lettori non li amano li possiamo invitare a continuare a seguirci, perché malgrado tutto quello che di negativo si possa dire sui cavoli, sono tra gli alimenti più efficaci nel contrastare lo sviluppo dei tumori.

 Il cavolo è il prototipo di una famiglia di ortaggi detti crucifere, un termine che designa la forma a croce delle infiorescenze prodotte da queste piante per riprodursi, le principali specie di cavolo esistenti oggi (broccoli, cavolfiore, cavolini di Bruxelles, verza etc.) discendono direttamente dal cavolo selvatico, la Brassica oleracea, circa 4000 anni fa. Ricordo che alla famiglia delle crucifere appartengono anche la senape, il crescione, il ravanello. Così come le specie oleose di colza e la sua variante di origine canadese, la canola (Canadian oil low acid).

 D.: Quindi il cavolo ha molte virtù terapeutiche?

 B.: Certamente, la storia è ricca di leggende e miti sulle sue virtù terapeutiche, peraltro, come vedremo, oggi confermate. Il cavolo fu da sempre coltivato per le sue proprietà medicinali, per i cinesi, greci e romani si usava per curare sordità, gotta ed i problemi gastrointestinali. Fu elogiato da Pitagora, battezzato come “ortaggio dalle mille virtù” da Ippocrate. Il cinico Diogene, vissuto fino a 83 anni, viveva in una misera botte e si nutriva quasi esclusivamente di cavoli. Marco Porcio Catone, noto come Catone il Vecchio, potente uomo di stato romano, utilizzò per primo il termine “Brassica” (dal celtico bresic, che significa “cavolo”) e lo considerava un rimedio universale contro le malattie, una fonte di giovinezza cui attribuiva il merito della sua buona salute e virilità (ebbe un figlio a 80 anni). Una delle proprietà del cavolo, come rimedio contro l’abuso di alcolici è stato tramandato nel tempo, fino alla recente apparizione sul mercato russo di una bibita salata a base di succo di cavolo destinata a porre rimedio ai risvegli difficili dopo le baldorie notturne…

Vi sono oggi molti studi che indicano le crucifere come potenti antitumorali: su 252 casi di tumore alla vescica, su un campione di 47.909 operatori sanitari, seguiti per 10 anni, il consumo di cinque o più porzioni di crucifere alla settimana si è dimostrato in grado di ridurre del 50% il rischio di cancro alla vescica. Analoghe osservazioni vi sono per il cancro al seno (studio cinese e svedese), polmone, stomaco, colon-retto e prostata.

 D.: Ma quali sono le sostanze utili nel cavolo?

 B.: Come abbiamo già anticipato nelle precedenti puntate, le crucifere sono una fonte importante di sostanze fitochimiche, ma qui oltre ai polifenoli, vi è una elevata concentrazione di glucosinolati.

I glucosinolati devono la loro attività antitumorale a due classi di sostanze che ne derivano, gli isotiocianati e gli indoli.

Un esempio di cosa accade: nei broccoli la masticazione porta alla attivazione di una sostanza, la glucorafenina che viene successivamente trasformata in sulforafano, una potente molecola antitumorale. In altre parole,le molecole antitumorali delle crucifere sono presenti allo stadio latente negli ortaggi originali, e vengono trasformate in sostanze antitumorali attive durante la masticazione.

Per questi motivi è importante sapere che, ad esempio, la cottura in acqua per soli dieci minuti delle crucifere riduce della metà la quantità di glucosinolati e quindi dovrebbe essere evitata. Lo stesso calore può ridurre di molto l’attività benefica delle crucifere. E’ dunque preferibile cuocere il meno possibile e con poca acqua, meglio stufarle rapidamente oppure saltarle in padella.

 D.: Ed i surgelati?

 B.: Durante la lavorazione, i prodotti surgelati vengono sottoposti a un processo di sbiancamento a temperature elevate che riduce a sua volta l’attività delle crucifere; rispetto agli ortaggi freschi, le alternative surgelate sono perciò una fonte di molecole antitumorali nettamente inferiore. Infine, per favorire la liberazione delle molecole attive, ricordiamoci di masticare bene queste verdure, prima di inghiottirle.

 D.: Alcuni di questi ortaggi sono, diciamo, più utili?

 B.: Si, certamente i broccoli che contengono grandi quantità di sulforafano, il principale isotiocianato, tra l’altro, poiché contiene un atomo di zolfo, è responsabile dell’odore caratteristico dopo cottura prolungata del cavolo e dei suoi cugini.

I broccoli sono di gran lunga la fonte migliore di questa sostanza (ogni porzione: 60 g.), addirittura i germogli dei broccoli, che talvolta si trovano nei negozi di alimentazione naturale, possono contenerne in quantità anche cento volte maggiore, rispetto al broccolo maturo.

Studi recenti hanno dimostrato proprietà antitumorali significative nei tumori mammari, nel neuroblastoma, colon, prostata e nella leucemia linfoblastica acuta. Il sulforafano è anche battericida nei confronti dell’ Helicobacter pilori, responsabile dell’ulcera gastrica, effetto indirettamente correlato nella protezione del tumore allo stomaco.

Vi sono comunque altre crucifere con spiccate attività antitumorali e, senza citare tutti i nomi, vorremmo ricordare il crescione acquatico, il cavolo cinese (ad es. riduzione delle forme tossiche provocate dall’NNK, una nitrosamina cancerogena del tabacco), i cavolini di Bruxelles, per la presenza di una sostanza attiva nel metabolismo degli estrogeni e quindi nella sua attitudine ad interferire con i tumori ad essi legati, seno, endometrio e collo dell’utero.

In conclusione potremmo dire che i generosi sforzi dei nostri antenati, che hanno coltivato tutte le varietà di crucifere, sono oggi ampiamente ripagati dalle numerose dimostrazioni scientifiche di come l’eccezionale contenuto di sostanze fitochimiche antitumorali di questi ortaggi sia una strada sicura e naturale per la prevenzione di molti tumori, tra cui al primo posto, quelli del tratto gastrointestinale, dei polmoni e del seno.

 

 


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