mercoledì 23 settembre 2020
10.10.2012 - REDAZIONE

Imperia: sempre più italiani tra i "nuovi" poveri

Intanto buona parte dei molti immigrati turchi che lavoravano in edilizia sono tornati a casa. A Pietrabruna già hanno chiuso la scuola materna.

Sono sempre più giovani, hanno un’età media compresa tra i trenta ed i sessant’anni, donne ed italiani, sette su dieci, i nuovi poveri di Imperia, cioè coloro che più di ogni altro sono stati colpiti in maniera drammatica dalla grave crisi economica globale che da quattro anni a questa parte sta duramente devastando anche l’Italia, Nazione che non avendo risolto alcune sue ataviche criticità nel campo continua ad inanellare un primato negativo dietro l’altro. Sono dati evinti dopo aver ponderato con attenzione i rapporti periodici del Servizio Sociale del Comune del Capoluogo ponentino.

Accanto al solito centinaio di persone, e qui compaiono pure gli anziani che in città sono tantissimi e sempre più sono soli e devono sbarcare il lunario con pensioni basse se non minime in quanto impiegati pubblici od operai nella trascorsa vita attiva, che chiedono agli uffici comunali buoni – spesa settimanali per acquistare da mangiare o medicinali, vi è pure un nuovo esercito di persone normali improvvisamente impoveritesi che non riescono a far quadrare i conti alla fine del mese, a pagare le bollette di luce, gas ed acqua o addirittura a non saldare le rate mensili dell’affitto di casa.

Esse si rivolgono quasi vergognandosi della nuova situazione alla Caritas Diocesana, alle Parrocchie cittadine ed ai Servizi sociali del Comune per ottenere un aiuto economico. Sono più di seicento ed in maggioranza sono italiani, condannati a vivere in una terra in forte declino occupazionale ed industriale giacché cittadini della Nazione sempre più, da loro, considerata matrigna ma che non abbandonano in quanto qua hanno i loro affetti. Le donne, poi, sono quelle che più si trovano spiazzate in caso di separazione o divorzio cioè di fine della famiglia che tanto avevano desiderato.

Infatti, proprio, perché donne trovano con maggior difficoltà un’occupazione e, spesso, l’assegno mensile ricevuto dall’ex consorte non è sufficiente a far fronte alle tante esigenze di una vita da affrontare da sole e con figli.“ Non ci sorprende ormai più che a pagare in maniera drammatica i costi della crisi siano sempre più gli italiani in luogo degli stranieri immigrati anni fa nell’Imperiese” dicono alla Caritas ed ai Servizi Sociali del Capoluogo dell’estremo Ponente ligure. Forse perché, a seconda delle nazionalità, molti stranieri già hanno fatto ritorno al paese d’origine. Sicuramente parecchi turchi hanno compiuto il cammino inverso a quello che compirono con il cuore pieno di speranza all’inizio degli anni novanta del secolo scorso.

Erano ottimi muratori i turchi, ricercatissimi per ricostruire i muretti a secco. Oggi però che Ankara è la nuova tigre economica tra Europa ed Asia ed il suo Pil cresce annualmente ad un  ritmo pari a quello italico nei ruggenti anni del “ boom “ economico, preferiscono tornare in Patria. Già molti di essi hanno abbandonato alcuni paesini dell’immediato hinterland imperiese come Pietrabruna dove da quest’anno i bambini più piccoli a causa del loro numero insufficiente non hanno più trovato in paese la Scuola materna ma solamente uno scuolabus che quotidianamente li accompagna a quella parificata di San Lorenzo al Mare.

Qualche benefattore che negli ultimi anni ad Imperia ha lasciato i propri averi ai poveri c’è: nel 2005 la signora Enrichetta Riccardi lasciò centoventimilaeuro, pochi giorni fa la signora Maria Teresa Clavenna ventisettemila. Basteranno o saranno solamente una goccia in un mare di bisogni crescenti?   

SERGIO BAGNOLI


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