venerdì 18 agosto 2017
13.03.2012 - ALESSANDRO GIACOBBE

Imperia: a Porta Martina...i motivi per un restauro.

Porta Martina: uno dei luoghi dove ritrovi una Porto Maurizio autentica.

In una città come Imperia, che mantiene una forte identità, luogo per luogo, ogni restauro architettonico è una questione storico-filosofica. Storico per i valori monumentali, filosofica intesa come filosofia del restauro.

Appare lungimirante l'impresa di conferire a Porta Martina una degna presentazione. Un aspetto di qualità. In una città in cui la vocazione turistica è sempre più forte e che scommette, sia pure con fatica, sui propri Beni Culturali, Porta Martina è un luogo dell'anima. Un passaggio che va letto anche nella sua dimensione temporale. Non un mero collegamento tra via Strafforello e via San Leonardo ai margini del Parasio. Va visto per quello che era.

Un punto di accesso che contiene e presenta il dna dell'espansione della città vecchia. Le abitazioni, le superfetazioni ne hanno chiuso l'immagine complessiva originaria. In fondo è la città stessa che è cresciuta sopra il sistema di accesso. Un sistema complesso, ricco di suggestioni. In alto, con arco ogivale, la porta di ingresso alla città nella cerchia muraria trecentesca. Sormontata verso l'interno da una spettacolare edicola sacra barocca collegata al vicino palazzo in cui abitavano, tra l'altro, i notai Gazo. Erano gli annalisti, i redattori delle cronache cittadine, tra Settecento ed Ottocento.

L'archivolto, detto di “Sotto Tina” appare come un disegno di Escher. Una colonna sembra reggere tutto. E ben al coperto si affacciano alcune antiche botteghe, con la pietra piatta (“ciappa”) ove presentare la merce. Il supermercato di un tempo perduto. La porta successiva collima con la cerchia muraria sistemata nel XV-XVI secolo e sopra l'accesso è reimpiegato un sopraporta in pietra proprio del XV secolo.

Il sistema in realtà non si chiude qui, perché prosegue verso il basso, affacciandosi su via Carducci, il “caruggio degli Ebrei” (ma gli ebrei non c'entrano, è una corruzione del termine “braie”, i campi coltivati che davano da mangiare alla città, già alla Fondura). In questo punto si apre un ulteriore accesso, collegato alla cerchia muraria del primo Seicento, ove si trovava una grande porta in pietra scolpita ideata da Bartolomeo Bianco, architetto a cui si devono soluzioni urbanistiche fondamentali per Genova. E a Genova la porta è andata a finire quando le mura di Porto Maurizio, a metà Seicento, non erano più così utili.

Si parla della “Porta Pila”, rimontata non lontano dalla stazione Brignole, nel capoluogo ligure. Così nel XVIII secolo sarà Francesco Carrega ad illustrare in modo monumentale questo ingresso con una figura mariana di sicura suggestione. In ogni caso il solo restauro della Porta Martina, più interna, è un concentrato di esperienze: intonaci, pietra scolpita, colori ed elementi in legno. C'è tutto, affacciato su quello che era il mercato della “Strà” in altri tempi e in altre vite. 


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