mercoledì 23 ottobre 2019
05.12.2011 - Alessandra Chiappori

San Leonardo: presentato il restauro di due importanti volumi dedicati al patrono di Imperia

Il commento di Mons. Mario Ruffino: “basta con l’antagonismo di stampo paesano e con la cultura dell’usa e getta, questo restauro è una delle pochissime cose che hanno veramente senso per ricordare il santo e farlo entrare nel contesto culturale della città”

Nella ricorrenza del ventesimo anniversario dell’elezione a patrono di Imperia di san Leonardo da Porto Maurizio, il Centro Studi Leonardiani ha voluto dar vita a un intervento importante sia simbolicamente, sia dal punto di vista economico. Si tratta del restauro recentemente terminato di due volumi settecenteschi: “Vita del Servo di Dio Padre, Leonardo da Porto Maurizio” edito nel 1754 e “Sommarium dei prodigi e i miracoli di P. Leonardo raccolti in funzione della Beatificazione e Canonizzazione”, del 1771. Il lavoro di recupero dei libri è stato eseguito dal laboratorio guidato dalla dott.sa Alice Ferroni, con sede a Genova in Via Ravasco, 4/1, e spiegato nei dettagli nell’ambito della presentazione svolta domenica 4 dicembre alla biblioteca civica di Imperia. Presenti in sala Emilio Varaldo, Presidente del Consiglio Comunale di Imperia, e Monsignor Mario Ruffino, che ha introdotto l’evento.

“Ho condiviso fin da subito l’iniziativa del Centro Studi per due opere così pregnanti della vita di san Leonardo – ha iniziato Mons. Ruffino – Restaurare significa riportare alle origini: ogni cosa bella, per la nostra crescita e per il valore che ha incarnando personaggi ed eventi della nostra storia, deve essere conservata e riportata alle origini”. Il Centro Studi Leonardiani ha avuto la fortuna di entrare in possesso di due importanti testi che permettono di conoscere in modo approfondito chi era san Leonardo. Si tratta di documenti ufficiali della Santa Sede, raccolti con il fine di indagare e successivamente dichiarare la santità di Padre Leonardo da Porto Maurizio, un totale di circa novecento pagine di scritti e decisioni, di cui non esistono eguali. Ha proseguito Mons. Ruffino: “C’è bisogno di andare contro la cultura dell’usa e getta e della superficialità, bisognerebbe porre attenzione ai monumenti, alle testimonianze del passato. Voglio ringraziare il Centro Studi perché questo restauro è una delle pochissime cose che hanno veramente senso per ricordare il santo e farlo entrare nel contesto culturale della città, contro gli slogan stereotipati e le querelles insensate dell’antagonismo. Non è con questo atteggiamento che si costruisce, non è con l’antagonismo di stampo paesano. Solamente con iniziative come quella di oggi facciamo entrare nella storia le cose che ci stanno a cuore, e ricordiamo che Imperia è una delle poche città dove il santo patrono è un concittadino, le cui spoglie sono conservate qui”. Il parroco di san Giovanni ha poi omaggiato il Centro Studi di una “Vita del Beato Leonardo” di sua proprietà, ritrovata e fatta restaurare pochi anni fa, e dell’editto originale della Santa Sede con cui si invitava la popolazione a inviare testimonianze per indagare la santità di Leonardo, in suo possesso – ha raccontato - quasi per caso.

Un parere analogo è stato espresso dal Centro Studi: “la stampa quest’anno è stata sciocca nel trattare gli avvenimenti legati al santo patrono. Nonostante i documenti in nostro possesso siano gli originali della canonizzazione e beatificazione, e siano quindi molto controllati, si sono diffuse e vanno avanti leggende metropolitane su san Leonardo, una è quella sui sandali da cui il santo avrebbe scrollato la polvere della città prima di andarsene. Da ciò si capisce che questi sono testi importanti per la storia, ma anche per la fede”. Monsignor Ruffino ha chiarito questo punto: “scuotendo i sandali, Leonardo non ha fatto che ribadire la gratuità nel suo annunciare il Vangelo. Dovrebbe essere un santo che unisce, troppo spesso si sostituisce alla sua croce la spada, che divide, per questo non sono d’accordo con il fatto che la festa sia gestita da un gruppo di laici”.

La parte tecnica e di laboratorio sui testi si è svolta a Genova ed è stata curata dalla professoressa Alice Ferroni, che ha minuziosamente descritto lo svolgimento di ciascuna fase del processo di restauro, rivelando competenza e passione per il proprio lavoro. Dalla pulitura delle pagine per immersione in acqua deionizzata, al rifacimento della legatura con il medesimo processo utilizzato nel XVII secolo, all’attentissimo lavoro di “innesto” di parti nuove sulle pergamene delle copertine, volto a colmare le parti mancanti, fino al minuzioso ripristino dei capitelli di rilegatura. Ogni operazione, ha raccontato la professoressa Ferroni, è stata studiata ed eseguita nel rispetto totale dell’originale, mantenendo saldo il principio di reversibilità, per cui ogni materiale impiegato non danneggerà in alcun modo il manufatto. Come in ogni restauro, anche in questo caso si è posto un limite entro il quale non portare i lavori: alcune macchie dovute a inchiostri o ossidazione non sono state toccate, la loro rimozione avrebbe infatti comportato cambiamenti non coerenti con il testo originale che va conservato in quanto oggetto concreto di storia, con le proprie vicissitudini e con il proprio bagaglio di anni materialmente impresso addosso. In fondo a ogni volume, ora custodito in appositi cofanetti realizzati in materiali idonei alla conservazione, è stata applicata una “scheda di restauro”, un documento che descrive le operazioni svolte e i materiali impiegati e che, tra secoli, sarà utile a chi si troverà a lavorare ancora su questi testi per conservarli e far proseguire, così, la loro storia.

 

 

 

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